
In un tempo attraversato da incertezze, “La mia casa è nel mondo” nasce come un esperimento di fiducia collettiva. È una scuola di politica nel senso più profondo del termine: non un luogo di teoria o di appartenenza, ma un laboratorio di cittadinanza attiva che parte dalle relazioni quotidiane, dai dialoghi tra genitori e figli, da quel microcosmo domestico dove prende forma il modo di guardare al mondo.
Promossa da YEPP Italia insieme al Centro Studi Sereno Regis e alla Cooperativa Sociale Madiba, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione dei Comuni di Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta e Volvera, l’iniziativa rappresenta un modello innovativo di scuola di politica, pensata per favorire la partecipazione democratica delle persone a partire dal contesto familiare.
La ricerca come punto di partenza
L’idea del progetto affonda le sue radici nella ricerca condotta da YEPP Italia, “Tu sei una persona che partecipa? Una ricerca su giovani, partecipazione e volontariato”, che ha analizzato il rapporto tra giovani e cittadinanza attiva. Dai risultati è emerso un dato tanto cruciale quanto trascurato: la famiglia gioca un ruolo essenziale nel favorire l’impegno dei giovani nella vita pubblica. Il 59% dei giovani intervistati ha dichiarato che la consapevolezza dei problemi della società rappresenta la leva principale della partecipazione; e quasi la metà ha riconosciuto che tale consapevolezza nasce in famiglia, quando si parla di temi sociali, civili, culturali, e quando si vede negli adulti un esempio concreto di impegno.
Da qui, la riflessione maturata da YEPP Italia si è trasformata in volontà di costruire un percorso che aiutasse i genitori a diventare i primi promotori di cultura civica. “La mia casa è nel mondo” propone dunque di portare la politica — intesa come cura del bene comune — dentro le case, accompagnando gli adulti nella costruzione di strumenti concreti per affrontare con i figli i temi che attraversano la società.
Una scuola che educa al dialogo
Essere genitori oggi significa affrontare una sfida complessa: aiutare i figli a crescere in un mondo in rapido cambiamento, senza smarrire il senso del legame con gli altri. Il progetto risponde a questa sfida proponendo un’idea di scuola di politica “alta” nei contenuti, ma accessibile e concreta nelle modalità. Non si tratta di lezioni frontali, ma di esperienze partecipative e dialogiche in cui si costruiscono insieme competenze, linguaggi e consapevolezze.
La famiglia viene intesa come un ponte tra la sfera privata e quella pubblica: luogo dove si intrecciano affetti, valori e responsabilità, ma anche primo spazio in cui esercitare il senso civico. Favorire la conversazione in casa sui temi del mondo significa educare al pensiero critico, alla solidarietà e alla cura.
Per questo il progetto intreccia due percorsi paralleli — uno per genitori e uno per figli — che si sviluppano in un arco di sei mesi (ottobre 2025 – marzo 2026) tra incontri plenari, laboratori esperienziali e attività ludico-educative. Le sessioni plenarie, aperte anche al pubblico e agli attori locali, ampliano il confronto ai temi del futuro, della bellezza e della fiducia nel cambiamento; i laboratori d’aula accompagnano i genitori nella costruzione di strumenti per dialogare con i figli su questioni complesse come la pace, il conflitto, la convivenza tra culture, i valori della società e il bene comune.
Il ruolo degli esperti: competenze che si mettono in gioco
Uno degli aspetti più caratterizzanti del progetto è il modo in cui è stato coinvolto un gruppo di esperti: non come relatori o docenti, ma come facilitatori di dialogo. Figure di rilievo provenienti dal mondo universitario, educativo e filosofico — tra cui Norma De Piccoli (Università di Torino), Michele Gagliardo (Libera), Giovanni Scotto (Università di Firenze), Valentina Porcellana (Università della Valle d’Aosta) e Miguel Benasayag (filosofo e psicanalista di fama internazionale) — hanno scelto di mettere le proprie competenze al servizio di un percorso condiviso, costruendo con i partecipanti momenti di confronto autentico e paritario.
Il valore di questo approccio sta nell’esempio: il dialogo non viene descritto, ma praticato. L’esperienza stessa dell’incontro diventa uno strumento educativo, un modello di comunicazione non conflittuale e di relazione consapevole. Così, mentre si parla di partecipazione e cittadinanza, si sperimentano concretamente i principi su cui queste si fondano: l’ascolto, il rispetto, la curiosità verso il punto di vista dell’altro.
Un progetto radicato nel territorio
La scelta di realizzare questa Scuola di Politica nei Comuni della cintura torinese — Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta e Volvera — non è casuale. Si tratta di territori che già mostrano un’attenzione consolidata verso le famiglie e la partecipazione civica. “La mia casa è nel mondo” si inserisce quindi non tanto per inaugurare un nuovo percorso, quanto per rafforzare un tessuto e processi già esistenti, offrendo strumenti, connessioni e spazi di confronto.
Il progetto mira a favorire una responsabilità educativa condivisa tra famiglie, scuole, istituzioni e realtà del terzo settore, nella convinzione che la qualità della democrazia dipenda anche dalla qualità delle relazioni in una comunità. L’obiettivo è accrescere la sensibilità al dialogo, aumentare la conoscenza dei temi pubblici e costruire reti di genitori capaci di sostenersi a vicenda, generando un impatto duraturo sul territorio. In questo senso, la scuola non si limita a un piano formativo, ma diventa un laboratorio comunitario: un luogo in cui le famiglie riscoprono la forza di fare parte di qualcosa di più grande, e le istituzioni trovano un terreno fertile per dialogare con i cittadini.
La missione condivisa: crescere cittadini insieme
Il progetto interpreta la missione di YEPP Italia – promuovere la cittadinanza attiva come pratica diffusa e quotidiana, capace di coinvolgere non solo i giovani ma l’intera comunità – in chiave intergenerazionale, con l’intento di riattivare i legami tra le persone e di restituire senso e fiducia alla partecipazione.
Accanto a YEPP, il Centro Studi Sereno Regis porta nel progetto la sua esperienza nell’educazione alla pace e alla nonviolenza, mentre la Cooperativa Madiba offre il suo radicamento territoriale e le sue competenze educative, soprattutto nelle attività rivolte ai minori. È una collaborazione che unisce ricerca, educazione e azione sociale in un unico orizzonte di lavoro comune.
Costruire una speranza condivisa
“La mia casa è nel mondo” è, in fondo, un progetto che parla di speranza: non una speranza ingenua, ma una speranza praticata, costruita passo dopo passo nel dialogo tra persone che scelgono di mettersi in gioco; una speranza che nasce dall’incontro e si alimenta nel fare insieme.
Uno dei “sottotitoli” simbolici del percorso è “Sognare di cambiare il mondo”. Ma perché il sogno diventi concreto, deve essere condiviso. E dunque, in un’epoca che spesso esalta il successo individuale e l’affermazione personale, il progetto invita a sognare un futuro comune, un mondo in cui ci sia posto per tutti e la cittadinanza sia un atto di cura reciproca.
In ogni incontro, nelle parole degli esperti e nei confronti tra genitori, si costruisce un frammento di questo sogno collettivo. Ed è proprio qui che il progetto trova la sua forza: nel restituire alle famiglie — e attraverso di loro all’intera comunità — la fiducia nella possibilità di incidere, di cambiare, di partecipare.
Perché, come recita il suo titolo, la casa di ciascuno è nel mondo. E il mondo, a sua volta, abita nelle case di chi sceglie di prendersene cura.